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Come utilizzare domini e url dedicati per i siti multilingue

World languages

In un mercato che grazie ad Internet è potenzialmente globale, sempre più realtà prendono in considerazione l'idea di espandere la propria attività all'estero per far crescere il volume d'affari.

La cosiddetta internazionalizzazione passa necessariamente dal dotarsi di un sito multilingue per poter dialogare con i potenziali clienti di un determinato Paese. Illustrare i propri servizi e prodotti in una lingua che sia immediatamente comprensibile al visitatore è fondamentale: ma come gestire i differenti linguaggi a livello di sito web e dominio? La risposta non è una sola...


Gestire un sito #multilingue con #url e #domini dedicati: le diverse soluzioni possibili. Condividi il Tweet

Se guardiamo cosa avviene in Rete, la principale differenza è tra chi utilizza un unico dominio per tutte le lingue (solitamente un gTLD) e chi suddivide il sito multilingue in molteplici domini, uno per ogni linguaggio supportato, utilizzando il ccTLD corrispondente al codice identificativo della nazione di quell'idioma (.fr per Francia/francese, .de per Germania/tedesco, ecc...).

Da questa prima distinzione derivano ulteriori differenziazioni del modo di gestire le url dei siti multilingue. Al momento non è ancora emerso uno standard e navigando in Internet si posso osservare alcuni approcci completamente diversi.
Vediamo degli esempi.

Apple

Apple utilizza il gTLD apple.com come destinazione finale per tutti i siti web nelle diverse lingue, gestendoli con sotto-directory dedicate.


Hyundai

Hyundai si appoggia ai ccTLD locali per distinguere i siti web per lingua (e nazione).


LinkedIn

LinkedIn utilizza i sotto-domini di terzo livello del gTLD linkedin.com per distinguere le diverse lingue del sito web.


YouTube

YouTube fa convergere anch'esso tutti i domini sul suo principale youtube.com, ma distingue le lingue con una stringa apposita (es: ?hl=it&gl=IT).


In alcuni casi vengono anche utilizzati domini su tld che definiscono un continente o un'area geografica - .eu, .asia - per raggruppare sotto di essi le nazioni e le lingue che vi appartengono (es: dominio.eu/it, dominio.eu/de, dominio.asia,cn, dominio.asia.hk). Un'altra soluzione che a volte si affianca alla precedente è quella di lasciare al generico .com il semplice compito di pagina di approdo iniziale con i link ai siti web dedicati alle varie Nazioni, come avviene nel caso dell'home page di Epson.



Quale sistema utilizzare?

Tra le varie opzioni non si è ancora affermato un sistema standard: spesso in base alle specifiche esigenze un approccio risulta più indicato di un altro, per cui è difficile dare una risposta che possa andar sempre bene. Tuttavia, alcune soluzioni sembrano più consigliabili di altre.

A livello di pulizia visiva, l'utilizzo di script e altre stringhe nell'url tendono a "sporcare" il dominio e sia da un punto di vista meramente visivo che pratico (difficili da memorizzare) sono poco interessanti. Inoltre l'utilizzo di pagine dinamiche con "?" nell'url non sempre viene riconosciuto correttamente dai bot dei motori di ricerca, con il risultato che sia a un umano che a un software non viene immediatamente trasmessa l'idea del contenuto di quella pagina.

Al contrario, l'utilizzo di ccTLD dedicati aiuta a indicare a colpo d'occhio la lingua utilizzata nel sito, ed è più facile che l'utente che vive in una determinata Nazione si ricordi o cerchi un sito web con l'estensione del suo Paese prima ancora di rivolgersi al generico .com.
Anche a livello di SEO l'utilizzo dei ccTLD può aiutare, siccome i motori di ricerca tendono a considerare i siti su questi domini come dedicati a quella specifica area geografica. Di contro, avere un dominio distinto per ogni lingua/nazione significa dover replicare gli sforzi di SEO per ogni sito web, siccome la domain authority non viene trasmessa da un dominio all'altro. Matt Cuts di Google ha fornito una serie di indicazioni su quando sia appropriato utilizzare i ccTLD nei siti web e sul ruolo che queste estensioni hanno nell'indicare la collocazione geografica della propria attività.

A fronte di queste osservazioni, pur ribadendo che ogni sito ha esigenze diverse, l'approccio adottato da siti come quello di Apple sembra il più pulito e flessibile a livello generale, perché se da un lato garantisce la distinzione chiara delle lingue grazie all'utilizzo iniziale dei ccTLD, dall'altro convoglia successivamente tutto sul .com per una migliore gestione a livello di SEO.


E voi cosa ne pensate? Avete uno standard nel gestire le varie lingue di un sito web o di volta in volta utilizzate un sistema differente?

2 Comments

  1. Salvatore ha detto:

    In effetti non si è mai sviluppato un approccio unificato e questo, dal mio punto di vista, mostra come non esista una soluzione realmente migliore delle altre. Sicuramente per lo sviluppatore intervenire sugli URL agganciando i parametri (alla Youtube, per capirci) è più sbrigativo, usare i sottodomini e le cartelle è più elegante ma certamente più complesso. Il più delle volte mi aspetto di trovare sottodomini per lingua per cui direi che rimane l’approccio preferibile, anche se non è esattamente una cosa da principianti realizzarlo. Grazie per questo interessante approfondimento 🙂

    • nomeasy Staff ha detto:

      Grazie Salvatore per il tuo contributo, le motivazioni che indichi possano spingere alla scelta di un sistema rispetto a un altro sono condivisibili. In effetti un sistema valido per tutti pare non esserci, fortunatamente per come è concepita Internet vi è una certa versatilità per avvicinarsi a quella che può essere la soluzione ideale per ognuno.

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